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La
storica via Flaminia, fatta aprire da Caio Flaminio
nell'anno 202 a.C., costituisce oggi, soprattutto nel
tratto che attraversa la provincia di Pesaro, un
autentico unicum per la presenza di ponti, tagli nella
roccia, gallerie, lastricati, sostruzioni, chiavicotti,
cippi stradali e iscrizioni. Un complesso di resti
archeologici di eccezionale rilevanza costituitosi
attraverso i secoli col sovrapporsi di stratificazioni e
di interventi costruttivi vari. Già nei pressi di
Pontericcioli (a sud di Cantiano), lungo un tracciato
diverso da quello attuale, emergono numerose strutture
romane, compresa una monumentale sostruzione in pietra
grigia e, poco più avanti, il cosiddetto Ponte Grosso,
a due arcate, separate da un piccolo frangiacque. Un
secondo monumentale Ponte Grosso, sempre in comune di
Cantiano, consente ancora oggi alla Flaminia di superare
agevolmente il Burano tramite due arcate larghe circa
m.7 (23 piedi romani), con pilone centrale di m. 5,60 e
frangiacque che ripete la struttura originaria di età
augustea in pietra corniola, accuratamente tagliata in
cave sul posto. Ancora un altro ponte è il cosiddetto
Ponte Mallio, situato nei pressi dell'antica Cale,
l'attuale Cagli, destinato un tempo ad attraversare il
torrente Bosso, prima della sua confluenza nel Burano.
L'arcata centrale, costituita da 21 cunei e con un
cordolo superiore aggettante, misura m.11,66 (40 piedi
romani), mentre la larghezza della sede stradale, con
marciapiedi e parapetti, è di m. 9 (30 piedi romani).
Costruito alla fine dell'età repubblicana, è
costituito da grossi blocchi in pietra grigia e in
pietra corniola, usati con tecnica a secco in settori
differenti a seconda dell'impatto con la corrente. La
stessa tecnica, ma con pietra del Furlo, risulta invece
impiegata nel superstite viadotto esistente in comune di
Acqualagna nei pressi dell'antica abbazia di S.Vincenzo.
Un viadotto di età repubblicana, rinforzato
anteriormente da sei contrafforti quadrangolari, che
aveva lo scopo di riparare la Flaminia dalle repentine e
pericolose piene del Candigliano e che serviva inoltre,
attraverso due chiavicotti, a far defluire le acque
provenienti dalle pendici del Pietralata. Straordinarie
poi le opere di ingegneria messe in opera per superare
la gola del Furlo, cominciando dalle sostruzioni in
blocchi ben squadrati con contrafforti rastremati che
raggiungono circa m.60 d'altezza, posti a sostegno della
galleria più piccola, probabilmente realizzata
sfruttando un passaggio naturale o una caverna. |